lunedì 29 ottobre 2007

NCS
(non ci siamo)

E' morto Guido Nicheli, il cummenda x definizione che nei filmetti italiani ogni tanto appariva e con le sue frasi storiche come “l’idea mi esalta!” o "ncs" o ancora "esatto" spaccava un casino...peccato...
Nonostante le numerose partecipazioni in film all’italiana come Vacanze di Natale, Abbronzatissima, Montecarlo Gran Casinò e, di recente, Vita Smeralda, per tutti era e resterà sempre l’esilarante Commendator Zampetti de I ragazzi della III C, uno dei telefilm italiani di maggior successo di sempre, dove era l’impersonificazione dell’industrialotto lombardo. Papà della vamp della classe, Sharon Zampetti, il “cummenda”, pur non essendo stato protagonista della serie tv è uno dei personaggi che maggiormente sono rimasti nella memoria del pubblico.


giovedì 18 ottobre 2007

CHIUNQUE PUO' CUCINARE

Ieri sera ho visto "Ratatouille", il nuovo film di animazione della Pixar con protagonista un topo appassionato di cucina che si ritrova a Parigi e, sfruttando il suo talento e il co-protagoinista, riesce a coronare il suo sogno, quello di diventare chef. Il filmetto è proprio bello, la storia ha una sua morale, non ha momenti morti, i personaggi sono ben caratterizzati (cè lo sfigato che si riscatta, la tipa dura fuori e tenera dentro (un po' come il Tronky), il topazzo palestrato, quello robboso, il cattivo che poi si ravvede) e graficamente è spettacolare. In particolare i paesaggi e le scene con la visuale-topo sono davvero grandiose.

Il protagonista del film è un topo di nome Remy che ha un sogno impossibile, quello di diventare un rinomato cuoco in un ristorante francese a cinque stelle. Assieme allo sguattero, Linguini, percorre il proprio percorso creativo per diventare il maggiore cuoco di Parigi.

Per tutta la vita, Remy ha mostrato un olfatto dotatissimo e il sogno più inusuale possibile per un topo: cucinare in un ristorante rinomato. Senza preoccuparsi dell'evidente difficoltà di emergere nella professione che ha maggiore paura dei topi al mondo, per non parlare degli inviti della sua famiglia ad accontentarsi del suo stile di vita (fatto di mucchi d'immondizia), le fantasie di Remy sono ricche di flambé e sauté. Ma quando le circostanze fanno arrivare Remy nel ristorante parigino reso famoso dal suo eroe culinario, Auguste Gusteau, il cui motto "chiunque può cucinare" ha ispirato Remy per tutta la vita, capisce improvvisamente che venire scoperto in una cucina può essere decisamente pericoloso se si hanno dei baffi e una coda.
Nel momento in cui i sogni di Remy sembrano sul punto di andare in fumo, trova quello di cui ha bisogno, un amico che crede in lui: l'addetto alle pulizie del ristorante, un ragazzo timido e isolato che sta per essere licenziato. Ora, non avendo nulla da perdere, Remy e Linguini formano la più improbabile delle coppie, con il goffo corpo di Linguini che canalizza la mente creativa di Remy, mettendo Parigi completamente sottosopra e si ritrovano entrambi a vivere un'incredibile avventura fatta di svolte comiche, sviluppi emotivi e il più improbabile dei successi, che i due non avrebbero mai potuto vivere senza l'aiuto reciproco.

La sceneggiatura è scritta benissimo, divertendo tocca temi non banali: la volontà di affermare se stessi (vai che spacco!), l’importanza della famiglia, la discriminazione femminile (eeeeeeeeeh adess...), l’importanza di apprezzare ciò che ci circonda, non ingoiando distrattamente tutto ciò che ci viene dato, ma gustando e assaporando lentamente...tipo mozzarella vallelata...
Niente è inserito forzatamente nella narrazione, non ci sono momenti morti, né personaggi o avvenimenti inutili, anzi sono tutti ben delineati e sfaccettati, non è scontato che l’imbranato Linguini perda la testa quando diventa famoso e rinneghi il suo burattinaio, pensando di poter fare da solo.
A tanta cura nella creazione dei personaggi e della storia si aggiunge (e vai!) altrettanta perfezione tecnica: la realizzazione di Ratatouille è impressionante, la colonia di ratti che deve scappare dalla casa che sta crollando è fin troppo realistica, i movimenti, i peli della pelliccia sono realizzati con una tale precisione che sconcertano, le scene di inseguimento nella cucina con una visuale a livello topo sono fantastiche...praticamente merita proprio di essere visto...anche perchè "Non tutti possono diventare grandi artisti, ma il grande artista può trovarsi ovunque".

venerdì 5 ottobre 2007

DIDASTRO

C'era una volta un portiere. Per unanime giudizio era il migliore del mondo insieme a Buffon: uno spettacolo di coordinazione, riflessi e colpo d'occhio. Poi, durante il derby di Champions del 12 aprile 2005, le merde gli tirano addosso un razzo dalla curva: da quella sera Nelson Jesus Dida, numero uno del Milan, inizia una spaventosa parabola discendente, che dura due anni tra erroracci e papere in serie, infine culmina nel grottesco episodio di Glasgow, mercoledì notte. Dopo la seconda incertezza della gara, che provoca il 2-1 del Celtic sul Milan, Dida riceve un coppino da un tifoso mongolo entrato in campo, prova a rincorrerlo, poi stramazza a terra: esce in barella, con una borsa del ghiaccio sul volto, ma i replay svelano che si è trattato pare di una sceneggiata. E sul portiere, che ieri ha rifiutato il Tapiro di "Striscia la notizia", è bufera.
Il Berlusca sembra abbastanza incazzato con Baghera la pantera: è il presidente in persona, che mercoledì da casa assiste alla partita in tv, a telefonare a Galliani per dirgli di non pensare neppure al ricorso: "Era il 90' e non sarebbe cambiato niente", mormora ieri Berlusconi ai cronisti, ma la verità è che la sceneggiata è troppo grottesca, troppo teatrale, e ricorrere sarebbe controproducente. "Non ci aspettiamo nulla. L'Uefa faccia ciò che più ritiene opportuno - conferma Galliani - ma la posizione del Milan è chiara: niente ricorso. Quanto a Dida, è stato colpito, e credo che questo non vada bene". Ma sul giocatore arrivano le incazzature dell'ambiente rossonero: anche se non ufficialmente, si imputano al portiere gravi responsabilità di natura tecnica, perché il suo rendimento è pessimo da parecchio tempo, oltre al danno d'immagine per il Milan. Qualche rossonero che preferisce rimanere anonimo, nel viaggio di ritorno da Glasgow, butta lì: "Giochiamo senza portiere...". E la tifoseria è in subbuglio: la popolarità di Dida è ai minimi storici, il popolo non lo vuole più vedere tra i pali del Milan. Lui, come sempre-porca troia aggiungo io-tace. Dida è un tipo ombroso, diffidente, taciturno...altro che samba e sculettamenti di tipe senz cellulite. Se parlasse, magari direbbe che da tempo si trascina dietro problemi fisici (alle spalle) che ne condizionano il rendimento. Ma in realtà Dida sa che la sua avventura al Milan è al capolinea, anche se a marzo gli è stato rinnovato il contratto fino al 2010 a 4 milioni netti a stagione: il club anche di recente ha fatto trapelare che la prima scelta, mesi fa, era Buffon, poi Berlusconi decise di non volersi accollare l'investimento e si preferì trattenere Dida, ma senza grande entusiasmo. Ora il portiere rischia il posto, a cominciare da domenica prossima contro la Lazio, solo che l'alternativa è Kalac e neanche in lui si ripone troppa fiducia. Si cercano alternative per gennaio, ma scarseggiano, a meno di riprendere Abbiati, che però è in prestito all'Atletico Madrid, o prendere Amelia dal Livorno, oppure addirittura Peruzzi. C'è poi l'aspetto disciplinare della vicenda. Il Celtic, per l'invasione del tifoso, rischia la squalifica del campo o le porte chiuse. Sarà decisivo il rapporto della terna arbitrale e del delegato Uefa, il cipriota Ackelidis. Ma anche Dida, che potrebbe essersi macchiato di comportamento gravemente antisportivo (il suo gesto potrebbe essere interpretato come un tentativo di far rovesciare a tavolino il risultato del campo) rischia una squalifica: l'Uefa da tempo ha annunciato misure power contro i simulatori...insomma vedremo come va a finire sta storia...certo che questa stagione non è iniziata x niente bene...anzi...vorrei almeno che l'uomo-Dida faccia un esamino di coscienza e in una conferenza stampa chieda scusa a tutti i suoi (ex) tifosi...a tutti coloro che, come me, in curva sud, alla sua entrata, iniziavano a cantare "salta con noi oh Nelson Dida..."

FORZA VECCHIO CUORE ROSSONERO